Istituto Dante Alighieri, Skopje

Costruito a Gardone Rivera, sulle sponde del lago di Garda, il Vittoriale degli italiani (il tempio delle imprese degli italiani durante La Prima Guerra Mondiale e testimonianza della vita inimitabile del poeta-soldato) fu una volta la casa dello scrittore eccentrico Gabriele D’Annunzio. Circondato da un vasto giardino che si affaccia sulle acque cristalline del lago e le colline intorno, un’ambientazione spettacolare che da sola rende il Vittoriale degno da visitare. Costruito dallo stesso poeta, con l’auito dell’architetto Giancarlo Maroni, tra il 1921 e il 1938, il complesso di edifici, vie, piazze, un teatro all’aperto, giardini e corsi d’acqua, oggi è una fondazione aperta al pubblico e visitata ogni anno da circa 180.000 persone.
D’Annunzio nacque il 12 marzo 1863 a Pescara, Abruzzo. Fu uno scrittore, poeta, drammaturgo, aviatore, militare, politico, patriota, eroe di guerra, giornalista e simbolo del Decadentismo italiano. Laudato per le sue poesie, drammi e romanzi, D’Annunzio è considerato uno dei più grandi scrittori italiani. Tuttavia, il Vate, cioè ˮil profetaˮ come veniva soprannominato, è una figura controversa a causa del suo appoggio al regime fascista, i soui atteggiamenti politici radicali e lo stile di vita edonistico.
A causa della sua carisma e la sua popolarità, nel 1922 Benito Mussolini finanziò la restaurazione del Vittoriale nel tentativo di tenere D’Annunzio lontano da Roma e dal centro dell’attenzione. D’Annunzio visse nell’edificio principale, la Prioria, fino alla sua morte nel 1938. Comunque, il rapporto tra i due ˮleaderˮ era abbastanza complesso: tutti e due amavano la patria e D’Annunzio aveva scritto vari discorsi per il dittatore, ma la sua popolarità rappresentava una minaccia per il governo del Duce. D’Annunzio criticava l’allineamento del leader fascista alla Germania nazista e addiritura si dice che Mussolini si sentisse sollevato quando ebbe la notizia della morte del suo amico e rivale. Per avvicinarsi all’incredibile personaggio basta capire la suo idea del superuomo, differente da quella di Nietzsche, o leggere alcuna delle sue massime come per esempio: ˮIl mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero dei pochi uomini superiori.ˮ, oppure: ˮVivere ardendo e non brucciarsi mai.ˮ.
Come si può anche presumere, parlando di una tale individua, il Vittoriale dannunziano è una casa molto particolare e interessante. Ricca di oltre 30.000 libri e 10.000 oggetti è veramente un luogo travolgente. Ogni superficie della casa, tranne la cucina, è ingombra di dipinti, mobili, affreschi e strani oggetti d’arte. Con i suoi soffitti bassi e oggetti indicativi del sincretismo di D’Annunzio – partendo dai cestini per la frutta di vetro di Murano, antiche colonne romane, maschere mortuarie, statue di Budha e icone di santi cristiani – rappresenta anche un santuario dell’ego narcissista dell’uomo.
D’Annunzio comparava se stesso con Dante e Michelangelo, e ogni stanza della Prioria fa un allusione degli artisti in un certo modo. E’ completamente vera la frase in cui difinisce se stesso: ˮIo modesto? E’ il solo difetto che mi onoro di non avereˮ. Fu un uomo innamorato di se stesso a tal punto che creava dei miti sulla propria immagine. Tale è il caso con la Stanza del lebbroso, nella quale sarebbe stato posto il corpo del poeta nel suo letto di morte. Il Poeta si definisce ˮlebbrosoˮ rinnovando la credenza medievale secondo la quale il lebbroso è signatus, toccato da Dio, e quindi sacro, se non addirittura il Cristo stesso.
Con la statua di San Sebastiano, un’antica scultura egiziana, tappeti da pelle di leopardo e una serie di tracce che portano a un piccolo letto fatto così per assomigliare sia a una culla che a una bara, la Stanza del lebbroso sembra un luogo di culto con l’altare contenendo il corpo del decadente D’Annunzio come un oggetto di adorazione. Il suo egoismo lo portò addiritura a rivedere il concetto dei sette peccati per addattarli a se stesso. Ha omesso la lussuria e l’avidità, che considerava delle virtù, per creare quello che chiamava gli unici cinque vizi che dovrebbero essere considerati dei peccati. Molto famosa è la scritta incisa nella Stanza del lebbroso ˮCinque le dita e cinque le peccataˮ.
Dopo un incidente nella Prima guerra mondiale, D’Annunzio perde la vista dell’occhio destro e negli anni seguenti soffriva di fotofobia. La sua incapacità di sopportare la luce intensa senza dubbio spiega l’atmosfera cupa, i soffitti bassi e l’oscurità delle stanze. Forse uno dei motivi per aveva creato questo mondo strano e mitico è proprio l’impossibilità di uscire fuori alle luce del giorno.
Sono numerose le storie delle persone che sognano la casa per mesi dopo averla visitata, e non è una cosa sorprendente, prendendo in considerazione il mistero eterno del magnifico Vittoriale e il viaggio attraverso la mente di uno spirito straordinario e incomparabile. Proprio così come diceva lui stesso:
ˮIo son venuto qui a chiudere la mia tristezza e il mio silenzio in questa vecchia casa colonica, non tanto per umiliarmi, quanto per porre a più difficile prova la mia virtù di creazione e trasfigurazione. Tutto infatti è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le pronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile. Il mio amore d’Italia, il mio culto delle memorie, la mia aspirazione dell’eroismo, il mio presentimento della Patria futura si manifestano qui in ogni ricerca di linea, in ogni accordo o disaccordo dei colori. …Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervoreˮ .
E’ impossibile descrivere con parole la vastità del complesso monumentale che rappresenta una combinazione elettica di architettura, giardini magici con la vista del lago, piazzette con sculture gloriose che onorano il passato e splendidi oggetti d’arte. Dobbiamo menzionare anche il grande teatro all’aperto ispirato dall’anfiteatro di Pompei, il Mausoleo degli eroi con la tomba del poeta, il Museo D’Annunzio eroe dedicato alle sue imprese nella Prima guerra mondiale e il Schifamondo, l’edificio in cui il Vate voleva isolarsi dal mondo, ma che non era ancora ultimato al momento della sua morte.
Tra le altre camere affascinanti elenchiamo la Sala delle Reliquie, il Bagno Blu, la Veranda dell’Apollino, la Stanza della Leda che era la camera da letto del Poeta, la Stanza della Musica, la Stanza del Mascheraio e la Officina.Qualunque sia la verità sul carattere di questo uomo misterioso, stravagante e straordinario, non possiamo negare la grandezza, l’ampia fantasia e la versatilità del vecchio esteta, poeta, aviatore, eterno simbolo del Decadentismo e dell’artista eccentrico che ha reso popolare il concetto delle camicie nere. Apprezzare la bellezza delle sue opere e capirle meglio sotto la chiave del suo spirito irrequieto e ribelle. La visita del Vittoriale è un’esperienza strana e bizzarra, ma soprattutto forte e indimenticabile.

Andrijana Ruseska

 

danunzio